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Futuro e Movimento di Mutti

Recensione di Alberto Zaina

 

Luglio 1987

Ilario Mutti, pittore e scultore, pur avendo già al suo attivo numerose esposizioni e commissioni per monumenti pubblici, è forse la prima volta che si presenta con un'ampia rassegna della propria opera, abbracciando un vasto arco di anni e mostrando di aver ormai raggiunto una piena maturità artistica, volta soprattutto a cogliere la pienezza delle forme nelle tre dimensioni.

L'anima dello scultore, proteso alla terza dimensione, si manifesta anche nelle ultime grafiche a matite colorate che presenta qui, accanto alle sculture: il segno è guizzante, procede con linee ora flessuose, ora più scattanti, ora a brevi percorsi che nella tensione lineare si spezzano, come se ci fosse un'ansia nel percorrere lo spazio intorno alla figura cogliendone le forme e i movimenti da vari punti di vista, o penetrando le immagini con brevi vortici e ricollocarle nello spazio con incroci di proiezioni prospettiche.

Anche nelle prime opere pittoriche, qui non presentate, c'era, pur nell'addensarsi delle strisce a colori piatti, l'esigenza di analizzare la figura scomponendola nelle sfaccettature di colore, per poi ricomporre il tutto nell'unità degli accordi coloristici.

Così c'è un certo pittoricismo nelle opere scultoree più addietro nel tempo, dove Mutti si esprime con la forza delle masse, ingentilite però, spesso con pittoriche modulazioni di luce sulla superficie, quasi a voler conciliare la forza espressiva di un Rodin con l'impressionismo di un Medardo Rosso. 

Ma poi la strada artistica di Mutti, col procedere degli anni, si fa sempre più attenta al rapporto volume linea: già nel Toro abbattuto, vediamo l'animale sacrificato che, nell'ultimo anelito, assottiglia la ponderosa massa che si tende in un crinale arcuato ad accentuare il senso drammatico della lotta tra la vita e la morte.
  Un tema, questo, che costituisce quasi una costante di Mutti: dal monumento dell' Avis di Barbariga alle Gabbie, la sua opera tende sempre più ad un espressionismo vitalistico: si avverte lo scorrere della forza vitale nella materia che si tende in slanci verso l'alto, si piega e si contorce nello sforzo di adeguarsi all'impeto e all'impatto esistenziale e cerca, da cieco impeto che urge, di trasformarsi in finita forma compiuta. 

In alcuni monumenti, ma anche in opere qui presenti, troviamo questo procedere di Mutti che cava la forma dall'informe, il finito dal non-finito, in un processo creativo che estragga la forma dal confuso caos separando la luce dalla tenebra, per portare le composizioni, con complessi giochi di torsioni e di bilanciate contrapposizioni, a distribuire nello spazio i pieni e i vuoti.

Vediamo quindi, in un processo sempre più affinato della tecnica e della sostanza scultorea, che nelle ultime opere di Mutti la luce scava sempre più nel marmo, nel bronzo, nella creta, donando sempre maggior compiutezza alla forma, quasi a significare sempre più consapevolmente il dramma universale dell'esistere: o è un battito d'ala nel vortice o sono i fremiti di cavalli che si dibattono come a voler percorrere liberi uno spazio mentre corde e incrostazioni, fuse col muscoloso corpo, li trattengono faticosamente a terra.

Le ultimissime opere di Mutti sono poi attente soprattutto alla figura umana che acquista una nervosa duttilità spaziale, raggelando il movimento in un attimo statico, sospeso tra il dolore esistenziale dei volti spesso riversi all'indietro e il dinamismo delle membra allungate dove la tensione lineare si realizza in angolature contrapposte o in ritmi arcuati e flessi. 
Siamo con queste opere a chiudere il cerchio con le grafiche, evidenziandosi una linea che si trova in accordo espressivo non solo con il colore e la superficie, ma anche in sinergia con il volume e lo spazio, esaltandosi così l'empito vitalistico carico di umano sentire.

Alberto Zaina

 

 

 

 

 Inserire immagine http://www.ilariomutti.it/img/tentativo%20di%20fuga.jpg



Tentativo di fuga bronzo, 
1985 
 

da: LA VOCE DEL POPOLO - 1 Febbraio 1991

È alla sua prima personale in città lo scultore e disegnatore Ilario Mutti, che ha comunque una consistente attività alle sue spalle, che si concreta nella mostra alla Piccola Galleria UCAI di via Pace, 42.
 
L'espressione intensa e piena della vita si realizza nell'arte plastica con vigorose figure umane e con il tema ricorrente del cavallo, potenza pronta a scattare e a misurare gli spazi. 

La tensione lineare che contraddistingueva Mutti nelle opere di qualche anno fa è ancora presente in più opere plastiche con corpi e muscoli tesi ad arco o come corde pronte a scoccare una freccia, ma si consolida anche in rotonda pienezza di forme in cui ombre profonde scavalcano il modellato e fan da contrasto con la luminosità delle altre superfici.

Nei soggetti dove è raffigurata la persona umana ciò produce un forte pathos che si addensa nella materia e che riaffiora nelle espressioni dei volti sospesi tra dramma e speranza; nei cavalli esalta la forza bloccata e trattenuta delle masse. 

In questa mostra, accanto ai bronzi e alle crete colorate (con colori bronzei), troviamo anche una nuova sensibilità nelle crete di color chiaro, naturale, con una certa sensibilità pittoricistica nel trascorrere leggero e carezzevole delle luci sui corpi o il suo frazionarsi minuto, come nella scultura dei "Galli" che indicano forse, insieme a figure di più composta classicità, una nuova via di ricerca dello scultore. 

Anche le opere grafiche, sempre contraddistinte dal segno guizzante di matite colorate che avvolgono e definiscono le figure come partendo da più punti di vista, si concentrano con più essenzialità su alcuni punti della figurazione, con una nuova efficace essenzialità.

Alberto Zaina