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Futuro e Movimento di Mutti

Recensione di Enrico Danesi

 

Nella nuova opera di Ilario Mutti è insita l'idea del ritorno ad unità partendo dal caos. Non per caso
si intitola, esplicitamente, "Ricomporsi".

Confluiscono in essa vari motivi: in prima battuta, la donna e il cavallo, che poi sono da sempre le
fonti di ispirazione principale dell'artista di stanza a Rezzato, il tema di cui ha sperimentato
molteplici variazioni; ma ci sono anche accenni di volti, una mano, infine elementi non del tutto
definiti e quindi più sfuggenti allo sguardo.

Rispetto ad altre intuizioni, che si sviluppavano - per ammissione stessa dell'autore - intorno a una
potente idea di partenza, per poi assumere le forme più disparate, in questa occasione il motore è
stata l'assenza di un'idea che fosse più forte di ogni altra. Non certo per la mancanza di
un'intuizione; semmai, al contrario, perché le idee erano tante, e tuttavia inclini a prendere direzioni
distanti tra loro: la magia, allora, è scaturita dalla scoperta non immediata, bensì elaborata con
calma, di un denominatore comune.

Ilario guardava, nel suo laboratorio, ad abbozzi, prove, fiori mai del tutto sbocciati, nonostante che
fossero partiti da semi interessanti. E proiettandoli dentro quel vortice magmatico che è la sua
immaginazione, ha pensato di unirli secondo una prospettiva di movimento che è stigma delle sue
creazioni. Forse un altro scultore, di fronte all'illuminazione non scontata che riusciva a trovare
ordine partendo dal caos, unità laddove c'era scomposizione disordinata, si sarebbe accontentato;
non così Mutti, che come un giocatore di scacchi, ha prefigurato tutte le mosse successive,
trovando conforto in un esito che impasta motivi, allegorie, simboli e giunge a una sintesi motoria
che non è cristallizzazione del movimento, ma esaltazione di un'inesausta ripartenza, come
dimostrano certe ineffabili linee, torsioni, tensioni.

I materiali usati per "Ricomporsi" sono anche diversi dal consueto, integrandone alcuni (cera,
canapa, legno) compatibili con la fusione, destino finale di un progetto che per ora si manifesta
nella veste primigenia, comunque già perfettamente in grado di sprigionare emozioni intense e
durature.

Enrico Danesi