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Futuro e Movimento
La Gazzetta di Mantova
20 marzo 2014
Futuro e Movimento di Mutti

Recensione di Stefania Cuccartolo

 

L’esperienza personale e artistica di Ilario Mutti viaggiano da sempre su strade parallele.
Con responsabile consapevolezza egli stesso afferma: “da sempre sto facendo scultura”.

Il periodo giovanile e quello adolescenziale sono indissolubilmente presenti nelle sue realizzazioni con i temi trasversali del ‘gioco’, del ‘desiderio di conoscere’ e della ‘fatica di crescere’. Le sue sculture portano nelle loro identità queste tracce, le interpretano, ne sono testimonianza e creano tra Ilario e noi una sorta di amichevole conversazione.
Quindi ci ‘parlano’: raccontano del suo trascorrere il tempo da fanciullo utilizzando la corda, ricordano il legame di complicità sorto con i suoi coetanei, sono testimonianza di quella polvere sollevata e fissata negli abiti, sono rappresentative del lungo percorso intrapreso sin dai tempi della scuola media, quando con il supporto e la condivisione della sua famiglia – nello spirito di impegno e sacrificio reciproci – decise di frequentare il Liceo Artistico V. Foppa di Brescia.
Non a caso il messaggio che uno spettatore registra può essere uguale o opposto a quello percepito da un altro soggetto: i canali di empatia sono così molteplici che tutti hanno la stessa valenza in quanto corrispondono ad uno degli elementi significativi delle sue opere. Una scultura può suscitare tristezza per alcuni o energia per altri. Non è contraddizione. Sono punti di vista differenti ed esplicativi del contesto comunicativo non verbale, dove emittente ricevente e messaggio entrano in relazione tra di loro, ognuno con le specifiche attribuzioni ( emittente = scultore, ricevente = utente/spettatore, messaggio = contenuto).

La scultura interloquisce con lo spettatore perché ne rappresenta l’interfaccia.
Il cavallo, da sempre a fianco dell’uomo, vuoi come supporto lavorativo nelle aree agricole, vuoi come presenza strategica nelle azioni storiche di combattimento, vuoi come elemento determinate nelle prestazioni  sportive e agonistiche, si riconosce per il corpo anatomicamente scolpito,  dinamico nelle torsioni, costantemente alla ricerca di una collocazione stabile nello spazio tridimensionale. In continua tensione fisico ed emotiva.

Poiché la dimensione con cui conosciamo il cavallo rischia di essere una costrizione, Mutti ne opera una ‘fusione’ con il corpo umano, preferibilmente femminile. È l’unione di bellezza ed eleganza. È la sintesi concettuale e formale che si traduce nella intersezione di anatomie diverse, quella animale e quella umana appunto. Non si tratta di annullare due identità ma di ‘osare’ e avere la possibilità di raggiungere un ordine di rappresentazione superiore, che si spinge oltre quello comunemente conosciuto.
Alternando la visione e l’attenzione tra i due esseri coinvolti - cavallo e donna - sorge spontaneo parlare dell’uno, sottendere l’altro e cercare altrove:  le corde che fungono da coda al cavallo rappresentano metaforicamente i legami e i contatti che possiamo trovare in noi stessi e cercare negli altri.
La corda che si avvolge su se stessa può alludere alla barriera che innalziamo con ciò che ci circonda e alla prigionia a cui l’essere umano è destinato se incapace di elaborare positivamente dolori e sconfitte.
È il pericolo dell’isolamento e della morte spirituale della persona.
La corda che si libra nello spazio manifesta il desiderio di costruire rapporti tra i singoli e mantenerli nel tempo. Ciò con il proposito di realizzare quel filo diretto che permette lo scambio reciproco del ‘dare’  e dell’‘avere’, ritenuto costruttivo e formativo.

La ricerca del contatto non si esaurisce per Ilario nell’ambito dell’umano ma si allarga progressivamente sino a comprendere l’ambiente naturale ed in modo significativo la terra. La polvere alzata da ragazzino in fase di gioco e quel sentirsi addosso gli indumenti imbrattati e ‘sporchi’, attaccati dalle minuscole particelle vaganti nell’aria, sono gli esordi di quello che in seguito diventerà una necessità fisiologica ed il nutrimento artistico …
“ Tuffo le mani nella terra, mi scotto le dita con la cera … ma ecco un po’ di me anche oggi emerge”
La terra è la madre che fornisce sostentamento materiale e morale nell’esperienza quotidiana dell’artista. Nelle sue diversificate risorse – argille, cere, metalli – essa rappresenta il punto di partenza dei singoli lavori di Mutti. Che si tratti di un materiale piuttosto che un altro questo dipende dall’idea originale e dal percorso creativo che Ilario intende perseguire, ovvero da ciò che si propone come risultato finale: statico e dinamico non sono in antitesi e non si contrappongono perché nel mondo di Mutti anche gli opposti si confrontano, si parlano, si fondono …

Se nei corpi in torsione, umani o animali, si leggono anatomie scavate non è la sofferenza del dolore che si vuole mettere in evidenza ma la tortuosità dell’esistenza degli esseri umani, costellata di momenti, di periodi, di circostanze, di incontri favorevoli o meno. Situazioni che aiutano la crescita e la formazione di ognuno di noi, che fanno progredire o che obbligano ad una pausa di riflessione. Sempre nella duplice accezione: io con me stesso e io con gli altri.

Le superfici levigate e riflettenti sono significative come quelle segnate dai solchi dove l’ombra costruisce e definisce, alla stregua della zona dove l’intensità della luce è particolarmente potente.

Il concetto di bellezza viene esaltato nella sua massima espressione.
Mutti, con umiltà e applicazione continua nel campo della ricerca e della sperimentazione, conferisce anima ai materiali scelti ed utilizzati. Se l’obiettivo sono sculture che per loro natura hanno una posizione preferenziale di appoggio  - e comunque alcune di loro vantano più di una soluzione -, la vitalità di cui sono portatrici le inducono a svincolarsi dai connotati plastici per muoversi con disinvoltura nello spazio afferente.

La staticità è una fase transitoria. L’idea di stacco dalla fisicità e la possibile sospensione aerea, quasi in assenza gravitazionale, proietta idealmente i lavori in altra e dinamica dimensione. Dallo stato in ‘essere’ prende avvio lo stato in ‘divenire’: mentre il primo si riferisce alla condizione oggettiva e visibile, il secondo fa riferimento al mutamento della condizione e quindi idealmente si configura come aspirazione a collocarsi in diversa e apparentemente opposta dimensione.
Nulla di più realistico di quello che l’uomo vive: chi sono e chi vorrei essere, cosa faccio e cosa vorrei fare, dato di fatto e aspirazioni, analisi della situazione e obiettivi futuri, consapevolezza di ciò che sono e margini di miglioramento.
Anche le sculture di Mutti vivono della possibilità di darsi un’altra connotazione, a livello ideale o emotivo.
Il linguaggio visivo mostra ancora una volta l’incisività dei suoi aspetti evocativi e rappresentativi.

Stefania Cuccarollo