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Futuro e Movimento di Mutti

Riflessioni sull'arte di Ilario Mutti - Recensione di Ottavio Borghi

 

Pensare al Mutti scultore alle prese con l’argilla informe da plasmare, il gesso e la  cera  cercando di intuirne le potenzialità espressive, richiama sempre il magico momento della “Creazione dell’uomo”, dipinto dal grande Michelangelo. Naturalmente al lume dei criteri artistici moderni, l'autore deve superare i confini fra la  bellezza fisica formale ed il mondo spirituale, perché l'opera non deve tendere soltanto alla gradevolezza estetica, ma anche suscitare intensi sentimenti nell'animo dell’osservatore. Quindi il presupposto totalmente naturalistico deve essere almeno in parte superato perché la verità dell'arte non sempre è la verità della natura, ma una verità al di fuori della contingenza e del tempo. Così che l'idea dell’imitazione anche se glorificante della realtà, deve implicitamente suggerire una possibilità di interpretazione e di articolati sviluppi di ordine psicologico.

Mutti artista di lungo corso dotato di innate attitudini artistiche maturate in età giovanile sotto la guida di valenti maestri ed in seguito con le molteplici esperienze operative, si è sempre curato di imprimere alle sue creazioni un carattere dinamico che potesse togliere al suo tutto tondo il gravame di una scontata monumentalità, solenne e fissa imponenza facile caratteristica  di una scultura portata a ricalcare le orme dei Grandi del passato. Grandi maestri che operavano in funzione di principi che se pure tutt’ora validi, sono ormai storicizzati e confinati ai margini classici delle più recenti filosofie artistiche. Infatti se è vero che “L’uomo tanto può quanto sa”, dai tempi delle figure scoperte nella grotta di Altamira, l’umanità ha accumulato un bagaglio di conoscenze che le consentono  di agire e di pensare partendo da una ben più nutrita piattaforma intellettuale. Pure avendo a disposizione gli stessi modelli del passato, Ilario Mutti senza mai ignorare i dettami fondamentali dell’ arte scultorea, riesce ad imprimere alle sue creazioni virtualmente quel tanto di impostazione dinamica che costituisce uno dei pregi principali del suo stile.

Pure rispettando rigorosamente l’anatomia dei modelli, rappresentati principalmente dalla figura muliebre e da scene equine, che assieme costituiscono dei veri ed impegnativi banchi di prova per ogni scultore. Mutti agendo con perfetta arte supportata dalla grande abilità esecutiva, realizza combinazioni ed accostamenti di figure che alla fine sembrano estratte dal cilindro  magico di un prestigiatore. Nella realtà sta operando nei piani alti dell’arte correndo su di un filo posto ai confini delle leggi fisiche, della realtà e della logica portando le sui opere quasi al di sopra della verità materiale. E da questo mondo che possiamo definire fantastico, nascono ipotesi di una possibile smaterializzazione. Così il Mutti scultore con le sue straordinarie elaborazioni riesce ad introdurci potenzialmente in mondi sconosciuti, quasi inimmaginabili come a voler indurre una idealizzazione totale dei suoi modelli pur conservandone le peculiarità fondamentali.

Le sue donne non sono riprodotte soltanto in funzione della bellezza corporea e del conseguente “appeal”visto sotto certi aspetti, perché pure rendendole con ineccepibile anatomia e perfetto equilibrio di proporzioni, l’autore sa imprimere alle loro figure quell’atteggiamento di modestia e di ritegno che le eleva al rango di ambasciatrici del mondo di cura, della maternità e dell’istintiva attitudine al conforto nei momenti difficili, il tutto per merito della loro innata sopportazione del dolore sia fisico che morale. Quindi non donne tentatrici ne donne angelicate, soltanto” Donne” nel vero senso della parola.

Per quanto riguarda il cavallo risulta scontato nelle sue opere il senso di ammirazione per le proporzioni mirabili che ne celebrano  ad un tempo la bellezza, l’intelligenza, la potenza, il carattere indomito, ma anche l’attitudine all’amicizia con l’uomo. Merito principale di Ilario non è tanto quello di rendere l’idea del movimento, quanto di creare”l’espressione immobile del movimento” fatto che permette all’osservatore di guardare a lungo senza attendere il movimento successivo. Il tutto può anche talvolta trasformarsi, viste le sue combinazioni di figure in un verismo drammatico spesso conturbante, ma dal punto di vista artistico sempre molto valido.

Ottavio Borghi