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Futuro e Movimento
La Gazzetta di Mantova
20 marzo 2014
Futuro e Movimento di Mutti

Recensione di Elena Abbiatici

 

Ilario Mutti -scultore- è il presidente dell’Associazione “Rezzato Arte & Cultura”

Nato nel 1949 a Calvisano attualmente risiede a Rezza­to. Ilario frequenta il liceo artistico e si forma grazie agli insegnamenti di Domenico Lusetti e Massimo Zuppelli, precettori fondamentali l’uno per l’arte da lui prediletta -la scultura- e l’altro per il disegno e la pittura.

Espone in diverse occasioni in provincia di Brescia ed anche in provincia di Milano, conseguendo importanti apprezzamenti e riconoscimenti.

Per la nostra provincia realizza diverse opere pubbliche, tra cui tre monumenti all’Avis (a Calvisano, a S. Gerva­sio e a Barbariga) e il trofeo dell’amicizia ad Ospita­letto. Poi Ilario, artista versatile, sperimenta tecniche e materiali fra i più vari cimentandosi nelle discipline della scultura, pittura e grafica.

Donna e cavallo costituiscono il binomio della sua pro­duzione scultorea, dalla forte impronta plastica e dai volumi intensamente vibranti.

Il cavallo, accanto ai più sporadici toro o gabbiano, è chiamato a raccontare una sete di libertà repressa dalla tribolazione o dalla prigionia di cui è succube, perce­pibile dagli arti tesi, bloccati nella lotta per la vita e la propria affermazione, dall’anatomia nervina e dalla muscolare tensione.

Il cavallo diviene allegoria di una detenzione agoniz­zante, indotta da una pressione esterna eccessivamente grave, da un ambiente soffocante che frena il suo slan­cio vitale o da qualche impedimento quotidiano che lo intralcia ed ostruisce.

E il cavallo si arresta come l’artista si ferma per ascol­tare, capire, comprendere e dare.

La donna altresì è travolta da un dolore che investe il mondo, impedendole di trovare pace finanche nella sua intimità, la vediamo in ricorrente tensione, come all’erta e sollecita a combattere un altro fulmineo ed inaspettato scontro di vita.

Il marmo, la creta, il bronzo sono i materiali che Ilario sceglie per esprimere quella forza vitalistica immobilizza­ta e il senso drammatico della lotta fra la vita e la morte, fra la pace e lo strazio dell’anima, fra l’impeto a muoversi e le catene/vincoli cui siamo legati, fra le nostre iniziative e le situazioni che le reprimono.

I suoi soggetti, ora dalle linee morbide e dalle curve dolci, ora dalle membra contorte, ricurve o volte verso il cielo in tensione, riflesso evidente di un tormento interiore, ve­stono sempre il marchio della sobrietà e lasciano trapela­re una religiosità sensibile ed impegnata — al di là della possente immagine corporea.

Queste sono le caratteristiche dell’uomo Ilario, che dota le sue creazioni artistiche di un quid del suo animo, che poco invece condivide con il travolgimento e lo sconvol­gimento emotivo dei suoi cavalli e dei suoi personaggi, disorientati da situazioni che ne scuotono l’equilibrio e minacciano l’ordine in cui sono iscritti.

Infine, per far un cenno alla grafica, il suo è un lavoro fat­to di continui giochi di fusioni e compenetrazioni fra corpi ed animali, proteso a ricreare quell’armonia universale e a suggerire quel gioco di scambi, di dare e ricevere, pro­prio del sistema delle relazioni umane.